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Wednesday, August 1, 1990

Katyn a Norimberga


L’8 agosto 1945, con l’ “Accordo di Londra”, la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’URSS costituivano un Tribunale militare internazionale (TMI) per giudicare i criminali di guerra tedeschi.
Lo Statuto annesso a questo Accordo e che è parte integrante dell’Accordo prevede due articoli che conviene ricordare per la buona comprensione del processo in generale come anche gli errori storici commessi da questo tribunale (ivi compreso l’ “affare di Katyn”, tale quale è stato giudicato da questo Tribunale).
Ecco questi articoli tradotti dalla loro versione francese ufficiale, che esige alcune osservazioni che si troveranno più giù:

Articolo 19:
Il Tribunale non sarà vincolato dalle regole tecniche relative all’amministrazione delle prove. Adotterà e applicherà per quanto possibile una procedura rapida e non formale e accetterà ogni mezzo che stimerà abbia un valore probante [da noi evidenziato].

Articolo 21:
Il Tribunale non esigerà che sia addotta la prova di fatti di pubblica notorietà, ma li terrà per acquisiti. Considererà ugualmente come autentiche prove i documenti ed i rapporti ufficiali dei Governi delle Nazioni Unite, ivi compresi quelli redatti dalle Commissioni stabilite nei diversi paesi alleati per le inchieste sui crimini di guerra così come i processi verbali delle udienze e le decisioni dei tribunali militari o altri tribunali di una qualunque delle Nazioni Unite [da noi evidenziato].

L’articolo 19 prevede, secondo il  testo francese, una procedura “rapida”. Si tratta però di un errore di traduzione. Il testo in inglese, a cui si rifarà spesso il presidente del TMI, Lord Justice Lawrence, prevede una procedura “speditiva” (in inglese: “expeditious”).
L’articolo 21 è poco comprensibile per chi ignora ciò che il diritto anglo-sassone intende con “to take judicial notice” (prendere conoscenza d’ufficio o prendere nota d’ufficio). In questo diritto, le parti devono provare tutto tranne ciò che, con il consenso del giudice, non ha bisogno di essere provato perché si tratterebbe di un fatto di notorietà pubblica da considerare per acquisito: per esempio, “il dì succede alla notte”, “la capitale del Regno Unito si chiama Londra”. Ma, nel caso del TMI, si vedrà che i giudici estenderanno l’uso di questa procedura ben al di là dei limiti abituali. La seconda frase dell’articolo 21 arriva fino ad attribuire valore di autentiche prove (un “valore d’ufficio” o “un valore ufficiali”) ad una massa di documenti e di rapporti ufficiali redatti affrettatamente dalle commissioni d’inchiesta o dai tribunali di una qualunque delle Nazioni Unite (le quattro principali nazioni e le altre diciannove nazioni).
Avviene così che il rapporto redatto dalla commissione d’inchiesta sovietica nel gennaio 1944 sull’affare di Katyn ha, l’8 agosto 1945, assunto retroattivamente valore di “autentica prova” indiscutibile, e ciò con l’assenso, nell’ordine, della Francia, degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell’URSS. Questo documento porta la sigla URSS-54 e figura interamente nel volume XXXIX del TMI (p. 290-332) in una versione tedesca. Esso è stato al centro del dibattito durato circa due giorni consacrato all’affare di Katyn.
Talvolta si è fatto notare, a discarico di questo Tribunale, che nella sentenza finale non figura il nome di Katyn. È esatto. Ma questa sentenza si accontenta spesso di richiamare i crimini tedeschi nella loro generalità. Per esempio, soltanto tre campi di concentramento vi sono nominati: Flossenbürg, Treblinka ed Auschwitz.
L’atto d’accusa, esso, porta esplicitamente:

Nel settembre 1941, undicimila ufficiali polacchi, prigionieri di guerra, furono uccisi nella foresta di Katyn, nei pressi di Smolensk. [1]

Questo atto d’accusa è stato redatto in comune dai quattro pubblici ministeri. Quello della Francia era Edgar Faure. È dunque falso affermare che al processo di Norimberga solo i Sovietici hanno accusato i Tedeschi di questo crimine.
Quel che è vero è che il giudice sovietico, vicino al quale non avevano timore di sedere, per la Francia, il professor Henry Donnedieu de Vabres; per gli Stati Uniti, Francis Biddle; per il Regno Unito, Lord Justice Lawrence, altri non era che il maggior generale I.T.  Nikitchenko, che aveva, nel 1936, presieduto il tribunale dei “processi di Mosca”.
Ugualmente vero è che l’istruzione di questo processo è stata speditiva. Tra l’8 agosto 1945 e l’udienza d’apertura del tribunale il 18 ottobre 1945 sono trascorsi settantuno giorni. È interessante sapere che l’udienza d’apertura è stata tenuta a Berlino sotto la presidenza dello stesso maggior generale Nikitchenko. È durante quest’udienza che si deciderà che:

Lord Justice Lawrence presiederà il processo di Norimberga. [2]

Durante questo processo, i vincitori hanno giudicato il vinto, secondo la loro legge (una legge forgiata in tutta fretta), senza possibilità d’appello, violando il principio di non retroattività delle leggi ed adottando il principio della responsabilità collettiva (ogni membro d’una associazione dichiarata criminale, come per esempio il governo del Reich, lo stato maggiore, le SS, era presunto colpevole, retroattivamente).
Per quanto riguarda la Francia, nell’affare di Katyn:
-      essa ha accusato i Tedeschi di questo crimine;
-      essa ha affermato che il numero delle vittime era di undicimila;
-  essa ha ammesso d’ufficio come “autentica prova” il rapporto della commissione d’inchiesta sovietica dichiarante che i Tedeschi erano colpevoli di questi undicimila assassinii;
-   essa ha ammesso che il presidente del Tribunale, il giudice britannico Lawrence, ostacoli la difesa degli accusati tedeschi;
-      essa ha ammesso che il giudice sovietico (l’ex presidente del tribunale di “processi di Mosca”) intervenga da procuratore.

Conclusione

La Francia, gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Unione sovietico hanno, nell’atto d’accusa comune a queste quattro nazioni, accusato la Germania d’aver assassinato undicimila ufficiali polacchi a Katyn. Poi, queste stesse nazioni hanno alla fin fine giudicato la Germania colpevole di questo assassinio dal momento che esse hanno dichiarato, giustificandosi con l'articolo 21 dello statuto del Tribunale militare internazionale, che il rapporto della commissione d’inchiesta sovietica aveva valore di “autentica prova” indiscutibile ed irrecusabile.

______


Ricapitolazione

(Katyn nel processo del TMI [3])


• Volume I, p. 57: Atto d’accusa stilato da tutti gli Alleati [4]:

Nel settembre 1941, undicimila ufficiali polacchi, prigionieri di guerra, furono uccisi nella foresta di Katyn nei pressi di Smolensk.

N.B. È questa cifra di undicimila che sarà sempre citata; a Katyn, si contavano, infatti, quattromilacentotrentaquattro (o quattromilacentocinquantatrè) cadaveri; altri diecimila Polacchi, internati in altri due campi dell’URSS, sono scomparsi.

• Volume VII, p. 430-433: Parla il colonnello Pokrovski, procuratore generale aggiunto (URSS) (14 febbraio 1946):

La lettura dell’Atto d'accusa ci rivela che uno dei più importanti misfatti di cui devono rispondere i principali criminali di guerra consiste nell’esecuzione di massa da parte degli invasori tedesco-fascisti dei prigionieri di guerra polacchi, nella foresta di Katyn, nei pressi di Smolensk [da noi evidenziato].

La prova presentata è il documento URSS-54, che è il rapporto della commissione speciale sovietica, in data 24 gennaio 1944. Questo rapporto figura, in tedesco, tra i documenti del TMI. [5] Secondo la versione sovietica, le fucilazioni sono state eseguite nel corso dell’autunno 1941 dal reggimento del genio tedesco 537; nella primavera 1943, richiedendo false testimonianze e con altri mezzi, i Tedeschi hanno tentato di attribuire al NKVD sovietico la fucilazione delle undicimila vittime.
La commissione era composta da tredici eminenti personalità, fra cui il metropolita Nicolas (di Kiev), lo stesso che, con il biologo Lyssenko, attesterà che ad Auschwitz vi sono state delle camere a gas omicide (doc. URSS-008 del 6 maggio 1945).
• Volume IX, p. 9-10: Parla l’avvocato di Hermann Göring, dott. Stahmer (8 marzo 1946). Egli dice che non ha ancora ricevuto il documento URSS-54. Sollecita l’autorizzazione di convocare un certo numero di testimoni di quel reggimento del genio nonché il professore Naville:

Il professore Naville, professore di medicina legale all’università di Ginevra, che ha fatto parte all’epoca [aprile 1943] d’una commissione internazionale incaricata di procedere all’esame dei cadaveri a Smolensk, ha stabilito, secondo lo stato di conservazione dei cadaveri e secondo le note ed altre prove del reato trovati nelle tasche degli indumenti, che l’esecuzione risaliva al 1940.

N.B. Nel 1940, la regione era occupata dai Sovietici.
Il presidente, il Britannico Lord Justice Lawrence, chiede all’avvocato tedesco di presentare queste richieste per iscritto. Il Tribunale le esaminerà.
• Volume XII, p. 40: Senza interesse.
• Volume XIII, p. 451-452: Parla il colonnello Pokrovski (11 maggio 1946):

Io non ho assolutamente l’intenzione di trattare a fondo l'avvenimento [sic] di Katyn. Il pubblico ministero sovietico ha, fin dall’inizio, considerato il caso di Katyn come un fatto notoriamente conosciuto, ed il Tribunale, constatando il poco spazio che noi abbiamo riservato a questo crimine nel nostro atto d’accusa, come anche il fatto che non abbiamo letto che alcuni estratti dell’esposizione della commissione, ne ha potuto arguire che non vi attribuiamo che un carattere episodico.

N.B. Con “nostro” atto d’accusa, il procuratore sovietico intende l’atto d’accusa che è comune a “noi” (nell’ordine: Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, URSS). Le parole “un fatto notoriamente conosciuto (il traduttore avrebbe dovuto dire: “un fatto di pubblica notorietà”) rimandano all’articolo 21 dello statuto. Esse significano che il procuratore invoca qui il diritto di non dover dimostrare che il massacro di Katyn è un crimine tedesco perché un rapporto stilato da una commissione alleata (in questo caso: sovietica) stabilisce che tale è la verità. Come si vedrà qui sotto, questo diritto non gli sarà contestato, anche da parte dell’avvocato tedesco dott. Stahmer.

Volume XV, p. 299-303: Parla il generale Rudenko, procuratore generale sovietico (3 giugno 1946) :

Questo documento [il rapporto compilato dalla commissione sovietica] è stato presentato dal pubblico ministero sotto il numero URSS-54, il 14 febbraio 1946, ed è stato accettato dal Tribunale; e secondo l’articolo 21 dello Statuto, non potrebbe essere oggetto di contestazione. [6]

L’avvocato tedesco, dott. Stahmer, dichiara :

Il generale Rudenko desidera rigettare la mia richiesta di prove, invocando, credo, l’articolo 21 dello Statuto. Io non credo che le clausole di questo articolo possano inficiare questa richiesta. È evidentemente esatto che i rapporti ufficiali costituiscono delle specie di prove [7]

Il Presidente interrompe l’avvocato e dichiara:

Dottor Stahmer, credo che il Tribunale ha già deciso che questo articolo non impedisce la citazione di testimoni. Ma oltre l’argomento ricavato dall’articolo 21, il generale Rudenko ha anche fornito le ragioni particolari che si oppongono alla citazione di questi testimoni. [8]

Volume XV, p. 433: Senza interesse.
Volume XVII, p. 277-380: Proprio alla fine dell’udienza del 29 giugno 1946, il presidente fa sapere al dott. Stahmer che egli avrà diritto a far comparire soltanto tre testimoni. L’affare di Katyn occuperà l’udienza di lunedì 1 luglio e buona parte dell’udienza del 2 luglio. Durante tutta la prima giornata e quasi tutta la seconda, il Presidente farà ostruzionismo agli avvocati tedeschi e faciliterà il compito dei Sovietici. Quando un avvocato tedesco, il dott. Laternser, avvocato dello Stato Maggiore tedesco, dirà:

Vorrei domandare al Pubblico Ministero a chi [esattamente a quale accusato] deve essere imputato l’affare di Katyn...,

il presidente risponderà:

Non ho l’intenzione di rispondere a delle domande di questo genere [9].

Il giudice sovietico era il generale Nikitchenko, celebre per aver presieduto i “processi di Mosca” nel 1936.  Egli interverrà in più riprese, alla maniera di un procuratore. [10] Gli avvocati tedeschi potranno far venire alla sbarra solo tre ufficiali tedeschi che si trovavano sul luogo di Katyn nel 1941-1943. Essi non potranno convocare nessun membro della commissione tedesca d’inchiesta o della commissione internazionale d’inchiesta o della commissione polacca d’inchiesta. Nemmeno il professor Naville, svizzero, potrà venire. La tattica degli avvocati tedeschi sarà puramente difensiva.
L’accusa sovietica cambierà bersaglio in tre riprese nel giro di alcune ore. Essa accuserò inizialmente il colonnello Ahrens, del reggimento 537. Successivamente accuserà il predecessore di questo ufficiale tedesco, il colonnello Bedenck. Poi accuserà la SD (Pubblica Sicurezza). La difesa tedesca ne rimarrà frastornata, se ne lamenterà ma il Presidente farà orecchio da mercante. [11] I Sovietici convocano come testimone un professore di astronomia (Boris Bazilevski), ex sindaco aggiunto di Smolensk. Poi faranno venire il professore Markov, un Bulgaro, che aveva fatto parte della Commissione internazionale d’inchiesta e aveva quindi attribuendo la colpa ai i Sovietici. Costui si ritratterà e dirà che la sua perizia non aveva il significato che i Tedeschi le attribuivano. Il terzo testimone sarà il presidente dell’inchiesta sovietica [12].
Il dott. Stahmer otterrà che venga allegato al dossier il “libro bianco” redatto dai Tedeschi nel 1943 che addossava la colpa ai Sovietici ma questo pezzo non avrà che un “valore probante” eventuale (articolo 19 dello Statuto) e non il valore d’una “autentica prova” irrecusabile (articolo 21), come era il caso del rapporto sovietico URSS-54. Questa fondamentale distinzione – e fatale per i Tedeschi – il Presidente la ricorderà [13].

Il 13 aprile 1990 la stampa internazionale annunciava che, secondo le autorità sovietiche, il crimine di Katyn aveva avuto per autori Beria, Merkulov ed i loro agenti del NKVD. Questo camuffamento inflitto alla storia ufficiale, come i vincitori l’avevano scritta a Norimberga e come la legge Fabius alias Gayssot vorrebbe perpetuarla, dimostra una volta di più che non spetta ad un tribunale, foss’anche militare ed internazionale, scrivere la storia.
                                                                                                                       1 agosto 1990

[Pubblicato in Revue d’Histoire Révisionniste n° 2, agosto-ottobre 1990, p. 138-144]

Traduzione a cura di Germana Ruggeri

Note

[1] Procès des grands criminels de guerre devant le Tribunal militaire international, Nuremberg, 14 novembre 1945-1er octobre 1946, edito a Norimberga, 1947-1949, quarantadue volumi; vol. I, p. 57. 
[2] TMI, I, p. 27.
[3] La versione francese de Procès des grands criminels de guerre devant le Tribunal militaire international non conta, in realtà, che quarantuno volumi: l’uno dei due volumi d’indice non è mai stato pubblicato.
[4] Per la Francia, François de Menthon, Auguste Champetier de Ribes, Charles Dubost, Edgar Faure, Serge Fuster (“Casamayor”)…
[5] TMI, XXXIX, p. 290-332.
[6] TMI, vol. XV, p. 300. 
[7] Id., p. 302. 
[8] Ibid.
[9] Id., p. 293. Vedete anche p. 311. 
[10] Id., p. 302-303. 
[11] Id., p. 316. 
[12] Doc. URSS-54.
[13] TMI, XVII, p. 357.

Katyn à Nuremberg



Le 8 août 1945, par l’« Accord de Londres », la France, les États-Unis, la Grande-Bretagne et l’URSS établissaient un Tribunal militaire international (TMI) pour juger les criminels de guerre allemands. 

Le Statut annexé à cet Accord et formant partie intégrante de l’Accord comporte deux articles qu’il convient de rappeler pour la bonne compréhension du procès en général ainsi que des erreurs historiques commises par ce Tribunal (y compris l’« affaire de Katyn », telle qu’elle a été jugée par ce Tribunal).

Voici ces articles dans leur version française officielle, laquelle exige quelques observations qu’on trouvera plus loin :

Article 19 :
Le Tribunal ne sera pas lié par les règles techniques relatives à l’administration des preuves. Il adoptera et appliquera autant que possible une procédure rapide et non formaliste et admettra tout moyen qu’il estimera avoir une valeur probante [souligné par nous].

Article 21 :
Le Tribunal n’exigera pas que soit rapportée la preuve de faits de notoriété publique, mais les tiendra pour acquis. Il considérera également comme preuves authentiques les documents et rapports officiels des Gouvernements des Nations Unies, y compris ceux dressés par les Commissions établies dans les divers pays alliés pour les enquêtes sur les crimes de guerre ainsi que les procès-verbaux des audiences et les décisions des tribunaux militaires ou autres tribunaux de l’une quelconque des Nations Unies [souligné par nous].


L’article 19 prévoit, dit le texte français, une procédure « rapide ». Il s’agit là d’une erreur de traduction. Le texte anglais, auquel le président du TMI, Lord Justice Lawrence, renverra souvent, prévoit une procédure «expéditive» (en anglais : « expeditious »).

L’article 21 est peu compréhensible pour qui ignore ce que le droit anglo-saxon entend par « to take judicial notice » (prendre connaissance d’office ou prendre note d’office). Dans ce droit, il faut tout prouver sauf ce qui, avec la permission du juge, peut n’être pas prouvé parce qu’il s’agirait d’un fait de notoriété publique à tenir pour acquis : par exemple, « le jour succède à la nuit », « la capitale du Royaume-Uni s’appelle Londres ». Mais, dans le cas du TMI, on verra les juges étendre l’emploi de ce procédé bien au-delà des limites habituelles. La seconde phrase de l’article 21 va jusqu’à donner valeur de preuves authentiques (une « valeur d’office » ou une « valeur officielle ») à une foule de documents et de rapports officiels rédigés à la hâte par les commissions d’enquête ou les tribunaux de l’une quelconque des Nations Unies (les quatre principales nations et dix-neuf autres nations). 

C’est ainsi que le rapport rédigé par la commission d’enquête soviétique en janvier 1944 sur l’affaire de Katyn a, le 8 août 1945, pris rétroactivement valeur de « preuve authentique » indiscutable, et cela avec l’assentiment, dans l’ordre, de la France, des États-Unis, de la Grande-Bretagne et de l’URSS. Ce document porte la cote URSS-54 et il figure intégralement dans le volume XXXIX du TMI (p. 290-332) dans une version allemande. Il a été au centre du débat d’environ un jour trois quarts consacré à l’affaire de Katyn.

On a parfois fait remarquer, à la décharge de ce Tribunal, que dans le jugement final le nom de Katyn ne figure pas. C’est exact. Mais ce jugement se contente souvent de rappeler les crimes allemands dans leur généralité. Par exemple, seuls trois camps de concentration y sont nommés : Flossenbürg, Treblinka et Auschwitz.

L’acte d’accusation, lui, porte en toutes lettres : 

En septembre 1941, onze mille officiers polonais, prisonniers de guerre, furent tués dans la forêt de Katyn près de Smolensk [1]

Cet acte d’accusation a été rédigé en commun par les quatre ministères publics. Celui de la France comprenait Edgar Faure. Il est donc faux de dire qu’au procès de Nuremberg seuls les Soviétiques ont accusé les Allemands de ce crime. 

Ce qui est vrai, c’est que le juge soviétique, auprès duquel n’avaient pas craint de siéger, pour la France, le professeur Henry Donnedieu de Vabres ; pour les États-Unis, Francis Biddle ; pour le Royaume-Uni, Lord Justice Geoffrey Lawrence, n’était autre que le major général I. T. Nikitchenko, qui avait, en 1936, présidé le tribunal des « procès de Moscou ». 

Ce qui est également vrai, c’est que l’instruction de ce procès a été expéditive. Entre le 8 août 1945 et l’audience d’ouverture du tribunal le 18 octobre 1945, il s’est écoulé soixante et onze jours. Il est intéressant de savoir que l’audience d’ouverture a été tenue à Berlin sous la présidence du major général Nikitchenko lui-même. C’est lors de cette audience qu’il sera décidé que :

Lord Justice Lawrence présidera le procès de Nuremberg [2].

Lors de ce procès, les vainqueurs ont jugé le vaincu, selon leur loi (une loi forgée en toute hâte), sans possibilité d’appel, en violant le principe de non-rétroactivité des lois et en adoptant le principe de la responsabilité collective (tout membre d’une association déclarée criminelle, comme par exemple le cabinet du Reich, l’état-major, les SS, était présumé coupable, rétroactivement).

Pour ce qui est de la France, dans l’affaire de Katyn : 

– elle a accusé les Allemands de ce crime ;
– elle a affirmé que le nombre des victimes était de onze mille ; 
– elle a admis d’office comme « preuve authentique » le rapport de la commission d’enquête soviétique déclarant que les Allemands étaient coupables de ces onze mille assassinats ; 
– elle a admis que le président du Tribunal, le juge britannique Lawrence, fasse obstruction à la défense des accusés allemands ; 
– elle a admis que le juge soviétique (l’ancien président du tribunal des «procès de Moscou») intervienne en procureur.

Conclusion

La France, les États-Unis, le Royaume-Uni et l’Union soviétique ont, dans l’acte d’accusation commun à ces quatre nations, accusé l’Allemagne d’avoir assassiné onze mille officiers polonais à Katyn. Puis, ces mêmes nations ont en fin de compte jugé l’Allemagne coupable de cet assassinat lorsqu’elles ont déclaré, en s’appuyant sur l’article 21 du statut du Tribunal militaire international, que le rapport de la commission d’enquête soviétique avait valeur de « preuve authentique » indiscutable et irrécusable.





Récapitulation 
(Katyn dans le procès du TMI [3])

• Tome I, p. 57 : Acte d’accusation dressé par tous les Alliés [4] :

En septembre 1941, onze mille officiers polonais, prisonniers de guerre, furent tués dans la forêt de Katyn près de Smolensk.

N.B. : C’est ce chiffre de onze mille qui sera toujours cité ; à Katyn, on dénombrera, en fait, quatre mille cent trente-quatre (ou quatre mille deux cent cinquante-trois) cadavres ; dix mille autres Polonais, internés dans deux autres camps d’URSS, ont disparu.

Tome VII, p. 430-433 : 

Le colonel Pokrovski, procureur général adjoint (URSS) parle (14 février 1946) :

La lecture de l’Acte d’accusation nous révèle qu’un des plus importants forfaits dont ont à répondre les principaux criminels de guerre consiste dans l’exécution massive par les envahisseurs germano-fascistes de prisonniers de guerre polonais, dans la forêt de Katyn, près de Smolensk. [souligné par nous]

La preuve présentée est le document URSS-54 qui est le rapport de la commission spéciale soviétique, en date du 24 janvier 1944. Ce rapport figure, en allemand, parmi les documents du TMI [5]. Selon la version soviétique, les fusillades ont été accomplies au cours de l’automne 1941 par le régiment du génie allemand 537 ; au printemps 1943, en exigeant de faux témoignages et par d’autres moyens, les Allemands ont tenté d’attribuer au NKVD soviétique la fusillade des onze mille victimes.

La commission était composée de treize personnalités éminentes, dont le métropolite Nicolas (de Kiev), le même qui, avec le biologiste Lyssenko, attestera de ce qu’il y a eu à Auschwitz des chambres à gaz homicides (doc. URSS-008 du 6 mai 1945).

Tome IX, p. 9-10 : L’avocat de Hermann Göring, Dr Stahmer, parle (8 mars 1946). Il dit qu’il n’a toujours pas reçu le document URSS-54. Il sollicite l’autorisation de faire convoquer un certain nombre de témoins de ce régiment du génie ainsi que le professeur Naville :

Le professeur Naville, professeur de médecine légale à l’université de Genève, qui a fait partie à l’époque [avril 1943] d’une commission internationale chargée de procéder à l’examen des cadavres à Smolensk a établi, d’après l’état de conservation des cadavres et d’après les notes et autres pièces à conviction trouvées dans les poches des vêtements, que l’exécution remontait à 1940.

N.B. : En 1940, la région était occupée par les Soviétiques.

Le président, le Britannique Lord Justice Lawrence, demande à l’avocat allemand de présenter ces requêtes par écrit. Le Tribunal les examinera.

Tome XII, p. 40 : Sans intérêt.

Tome XIII, p. 451-452 : Le colonel Pokrovski parle (11 mai 1946) : 

Je n’ai aucunement l’intention de traiter à fond l’incident [sic] de Katyn. Le ministère public soviétique a, dès le début, considéré le cas de Katyn comme un fait notoirement connu, et le Tribunal, en constatant le peu de place que nous avons réservé à ce crime dans notre acte d’accusation, comme aussi le fait que nous n’avons lu que quelques extraits de l’exposé de la commission, a pu discerner que nous n’y attachons qu’un caractère épisodique.

N.B. : Par « notre » acte d’accusation, le procureur soviétique entend l’acte d’accusation qui « nous » est commun (dans l’ordre : France, États-Unis, Grande-Bretagne, URSS). Les mots «un fait notoirement connu» (le traducteur aurait dû dire : « un fait de notoriété publique ») renvoient à l’article 21 du statut. Ils signifient que le procureur invoque ici le droit de n’avoir pas à démontrer que le massacre de Katyn est un crime allemand parce qu’un rapport dressé par une commission alliée (ici : soviétique) établit que telle est la vérité. Comme on le verra ci-dessous, ce droit ne lui sera pas contesté, même par l’avocat allemand Dr Stahmer.

Tome XV, p. 299-303 : Le général Rudenko, procureur général soviétique, parle (3 juin 1946) :

Ce document [le rapport dressé par la commission soviétique] a été présenté par le ministère public soviétique sous le numéro URSS-54, le 14 février 1946, et a été accepté par le Tribunal ; et d’après l’article 21 du Statut, il ne saurait faire l’objet de contestations [6]

L’avocat allemand, Dr Stahmer, déclare :

Le général Rudenko désire rejeter ma demande de preuves en invoquant, je crois, l’article 21 du Statut. Je ne crois pas que les stipulations de cet article puissent infirmer cette demande. Il est évidemment exact que les rapports officiels constituent des modes de preuves [7] ...

Le Président interrompt l’avocat et déclare : 

Docteur Stahmer, je crois que le Tribunal a déjà décidé que cet article n’empêchait pas la citation de témoins. Mais en plus de l’argument tiré de l’article 21, le général Rudenko a également donné les raisons particulières qui s’opposent à la citation de ces témoins [8].

Tome XV, p. 433 : Sans intérêt.

Tome XVII, p. 277-380 : A l’extrême fin de l’audience du 29 juin 1946, le président fait savoir au Dr Stahmer qu’il n’aura le droit de faire comparaître que trois témoins. L’affaire de Katyn occupera l’audience du lundi 1er juillet et une bonne partie de l’audience du 2 juillet. Tout au long de cette journée et de ces trois-quarts de journée, le Président fera obstruction aux avocats allemands et facilitera la tâche des Soviétiques. Quand un avocat allemand, le Dr Laternser, avocat de l’État-Major allemand, dira :

Je voudrais demander au Ministère Public à qui [à quel accusé au juste] doit être imputée l’affaire de Katyn...,

le président répondra : 

Je n’ai pas l’intention de répondre à des questions de ce genre [9].

Le juge soviétique était le général Nikitchenko, célèbre pour avoir présidé les « procès de Moscou » en 1936. Il interviendra à plusieurs reprises, à la façon d’un procureur [10]. Les avocats allemands ne pourront faire venir à la barre que trois officiers allemands qui étaient sur place à Katyn en 1941-1943. Ils ne pourront convoquer aucun membre de la Commission allemande d’enquête ou de la Commission internationale d’enquête ou de la Commission polonaise d’enquête. Même le professeur Naville, suisse, ne pourra venir. La tactique des avocats allemands sera purement défensive. 

L’accusation soviétique changera de cible à trois reprises en quelques heures. Elle accusera d’abord le colonel Ahrens, du régiment 537. Puis elle accusera le prédécesseur de cet officier allemand, le colonel Bedenck. Puis elle accusera le SD. La défense allemande en sera déconcertée, s’en plaindra mais le Président fera la sourde oreille [11]. Les Soviétiques convoquent comme témoin un professeur d’astronomie (Boris Bazilevski), ancien maire-adjoint de Smolensk. Puis il feront venir le professeur Markov, un Bulgare, qui avait fait partie de la Commission internationale d’enquête et avait donc chargé les Soviétiques. Celui-ci se rétractera et dira que son expertise n’avait pas la signification que lui donnaient les Allemands. Le troisième témoin sera le président de la commission d’enquête soviétique [12]

Le Dr Stahmer obtiendra que soit versé au dossier le Livre blanc rédigé par les Allemands en 1943 et chargeant les Soviétiques, mais cette pièce n’aura qu’une « valeur probante » éventuelle (article 19 du Statut) et non pas la valeur d’une « preuve authentique » irrécusable (article 21), ce qui était le cas du rapport soviétique URSS-54. Cette distinction fondamentale – et fatale pour les Allemands – le Président la rappellera [13]

Le 13 avril 1990, la presse internationale annonçait que, selon les autorités soviétiques, le crime de Katyn avait eu pour auteurs Beria, Merkoulov et leurs agents du NKVD. Ce camouflet infligé à l’histoire officielle, telle que les vainqueurs l’avaient écrite à Nuremberg et telle que la loi Fabius alias Gayssot voudrait la perpétuer, montre une fois de plus qu’il n’appartient pas à un tribunal, fût-il militaire et international, d’écrire l’histoire.

1er août 1990



[Publié dans la Revue d'Histoire Révisionniste n° 2, août-octobre 1990, p. 138-144.]


Notes

[1] Procès des grands criminels de guerre devant le Tribunal militaire international, Nuremberg, 14 novembre 1945-1er octobre 1946, édité à Nuremberg, 1947-1949, quarante-deux volumes ; vol. I, p. 57. 
[2] TMI, I, p. 27.
[3] La version française de Procès des grands criminels de guerre devant le Tribunal militaire international ne compte, en réalité, que quarante et un volumes : l’un des deux volumes d’index n’a jamais été publié.
[4] Pour la France, François de Menthon, Auguste Champetier de Ribes, Charles Dubost, Edgar Faure, Serge Fuster (« Casamayor »).
[5] TMI, XXXIX, p. 290-332.
[6] TMI, tome XV, p. 300. 
[7] Id., p. 302. 
[8] Ibid.
[9] Id., p. 293. Voyez aussi p. 311. 
[10] Id., p. 302-303. 
[11] Id., p. 316. 
[12] Doc. URSS-54.
[13] TMI, XVII, p. 357.