Monday, May 28, 2012

David Doucet riprende a suo tornaconto un grave imbroglio di Valérie Igounet


Paul-Eric Blanrue segnala e riporta sulla sua pagina Facebook un articolo di David Doucet intitolato “Robert Faurisson, le négationnisme comme fonds de commerce” (Robert Faurisson, il negazionismo come affare commerciale, http://www.lesinrocks.com/2012/05/28/livres/robert-faurisson-11261143/).
Io mi accontenterò di farne notare un bellissimo imbroglio direttamente ispirato ad uno degli imbrogli di Valérie Igounet, autrice di Robert Faurisson, portrait d’un negationniste (Parigi, Denoël, 2012, 464 p.).
Il giornalista (il suo volto merita lo spostamento su Google) non ha timore di scrivere:
Nel 2007, [Faurisson] non esita a sporgere querela contro Robert Badinter che lo aveva qualificato come “falsificatore della storia”. Respinta la sua domanda, egli è stato condannato a pagare €5.000 di spese processuali all'ex guardasigilli di Mitterrand.
Ogni lettore da queste due frasi ne concluderà che i magistrati hanno garantito l'affermazione di R. Badinter e condannato Faurisson per essere egli un falsificatore della storia.
Orbene, la verità è tutta differente.
L'11 novembre 2006, sulla rete televisiva ARTE, R. Badinter aveva avuto la sfacciataggine di dichiarare: “Io ho fatto condannare Faurisson per essere un falsificatore della storia”. Con ciò costui alludeva ad un processo che, nel 1979, mi era stato intentato da nove associazioni per avere io causato loro un “danno per falsificazione della storia”. R. Badinter figurava nella coorte degli avvocati dei querelanti. Ora, tanto in prima istanza (giudizio dell'8 luglio 1981) quanto in sede di appello (sentenza del 26 aprile 1983), i magistrati respingeranno espressamente di condannarmi “per essere un falsificatore della storia” o di avere arrecato “danno per falsificazione della storia”.
Lo smacco si rivelava cocente per queste associazioni in generale e per R. Badinter in particolare, nominato ministro della Giustizia nel luglio 1981. Certo, sarei stato allora condannato ma, sembra, “in sostanza […] solo per avere agito dolosamente riassumendo in slogan le [mie] tesi” (Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, Roma, Viella, 2008, p. 218). Per quanto riguarda il mio lavoro su “il problema delle camere a gas [naziste]”, lungi dall'essere quello di un “falsificatore” della storia”, esso non comportava, secondo il parere dei magistrati della corte d'appello di Parigi, alcuna traccia di “leggerezza”, di “negligenza”, d'ignoranza deliberata o di “menzogna”. E ciò a tal guisa che quei magistrati avevano deciso che conseguentemente tutto il mondo doveva vedersi riconosciuto il diritto di dire, come l'avevo fatto io stesso, che queste pretese camere a gas non erano potute esistere (e questo per delle ragioni fisiche, chimiche, architettoniche, documentarie e storiche). Essi avevano esattamente affermato: “La validità delle conclusioni sostenute dal Sig. Faurisson dipende dunque dalla sola valutazione degli esperti, degli storici e del pubblico”.
Nel 2006 R. Badinter non poteva avere dimenticato questa umiliazione che risaliva all'inizio degli anni ottanta. Perciò ho sporto querela contro di lui e, nel corso del processo [1], egli si è naturalmente dimostrato incapace di fornire la prova della sua asserzione. Pertanto, nel suo giudizio del 21 maggio 2007 il Tribunale dichiarava che R. Badinter aveva proprio “fallito nell'addurre le prove”. Costui mi aveva dunque diffamato. Sì, ma... i giudici aggiungevano che “il fatto diffamatorio” era stato proferito “in buona fede” e, di conseguenza, essi mi condannavano al versamento di €5.000 per le spese sostenute dal mio diffamatore. Mai in trent'anni di processi la mia onestà e la serietà del mio lavoro sono state chiamate in causa da una qualsiasi giurisdizione.
Valérie Igounet prendeva parte, accanto a R. Badinter, al processo del 2007. Ma, nel suo libro del 2012, in cui menziona quello processo e la sua conclusione (in particolare pp. 360-364), essa nasconde accuratamente al lettore che il tribunale aveva giudicato che R. Badinter aveva “fallito nell'addurre le prove”.
Nel lessico familiare francese un bateau (battello) è una menzogna, una mistificazione. Qui David Doucet e Valérie Igounet si ritrovano, in due, nello stesso battello.
28 maggio 2012

Traduzione a cura di Germana Ruggeri
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[1] Vedi « Les témoins de Robert Badinter », 12 marzo 2007 (http://robertfaurisson.blogspot.it/2007/03/les-temoins-de-robert-badinter.html) et « Dernière audience du procès contre Robert Badinter », 2 aprile 2007 (http://robertfaurisson.blogspot.it/2007/04/derniere-audience-du-proces-contre.html).